Pubblichiamo la lettera inviata a monsignor Franco Moscone, autore dal palco di una manifestazione pacifista di un intervento a dir poco critico nei confronti dello Stato d’Israele. Chiunque voglia ascoltarlo può collegarsi al link: https://www.youtube.com/watch?v=cupv0IOr2YI

Monsignor Moscone,
chi Le scrive è un cattolico apostolico romano, e questo lo preciso in premessa, onde sgombrare ogni dubbio sulla mia formazione religiosa e culturale. Ma sono anche una persona che, giunto all’età di 62 anni, seppur tra ancora molti dubbi ed incertezze ha maturato poche (ma salde) convinzioni che lo portano a esprimere sorpresa e indignazione di fronte alle parole che Lei ha espresso, se non erro, durante una manifestazione per la pace svoltasi a Bari qualche giorno fa.
Entro nel merito della questione. Lei parla di Gaza come di un campo di concentramento a cielo aperto, diventato “campo di sterminio a cielo aperto dopo il 7 ottobre 2023”; e questo – aggiunge – “con il silenzio del mondo”. Dice tante altre cose, concludendo addirittura di vergognarsi di sentirsi europeo, lasciando intendere che noi europei dovremmo forse consentire a Putin di portare a termine il lavoro di massacro che ha iniziato anni fa contro il popolo ucraino. Già da queste affermazioni si capisce dunque che quella di armarsi per difendersi sia una scelta assurda e scellerata.
Ma tornando ora a Israele, seguendo il Suo ragionamento quel popolo che è stato vittima di un terrificante sterminio di massa, proprio in quanto tale e quasi per una proprietà ontologica non dovrebbe avere diritto alla difesa dei propri confini; e pertanto sta commettendo un crimine di guerra, se non addirittura contro l’umanità difendendosi dai terroristi che il 7 ottobre 2023 hanno rapito, brutalizzato, violentato, massacrato, sgozzato, arsi vivi civili oltre 1200 israeliani; pensi, lo hanno fatto finanche nei confronti di tanti neonati, strappati dalle culle e messi nei forni. Qui viene da chiedersi dove sia finita la pietà per loro, colpevoli solo per essere ebrei nati nel loro Paese. Quasi che – ontologicamente – essere gli eredi dell’Olocausto debba includere un nuovo spontaneo e volontario sacrificio finale, in attesa che si consumi l’ultimo pogrom.

Ed ancora: che cosa intende Lei, poi, quando dice che “dobbiamo liberare, assieme alla Palestina, anche Israele?”: a chi si riferisce?, forse ad un governo legittimamente eletto in una consultazione elettorale democratica?
Lei si indigna nei confronti di chi utilizza le armi, scagliandosi contro chiunque venda morte. Il che nel mondo dei sogni è un’aspirazione nobile, ma non sulla faccia di questa Terra. Solo per inciso Le ricordo che anche i Cristiani, dopo aver accolto e predicato il precetto di non uccidere, non hanno smesso di fare le guerre.
Vale per tutti questo disprezzo, Monsignore? A me non pare: almeno per quel che è possibile osservare nel video che la riprende dal palco, nel suo sermone pacifista non sono mai state pronunciate le parole “Hamas”, “Jihad islamica”, “terroristi palestinesi”; né tanto meno – il che fa ancora più male – Lei ha pronunciato una sillaba, un sussurro sugli ostaggi (quelli vivi e quelli morti, molti dei quali ancora nelle mani dei palestinesi) e sull’abominio commesso dai tagliagole di Hamas nell’ottobre 2023. A 62 anni ho acquisito poche, ma solide certezze. La prima è che se io, Lei, e tutti noi oggi possiamo liberamente esercitare la libertà di manifestazione del pensiero, magari anche quando le rispettive posizioni non coincidono, lo dobbiamo soprattutto a chi nel 1945 ha dato la vita per sottrarci al giogo nazifascista. E lo ha fatto – giocoforza – con le armi. Altrimenti oggi anche lei, assieme a me e a tutti gli italiani, staremmo a celebrare il sabato fascista con un bel fez sul capo e marciando al passo dell’oca.
Le aggiungo infine di essere più che convinto che i primi e unici carnefici del popolo palestinese sono i palestinesi di Hamas e del Jihad islamico, con al fianco gli hezbollah, gli iraniani e gli houti: i quali come unico obiettivo dichiarato hanno la scomparsa dello Stato d’Israele e di attentare alla vita degli israeliani e degli ebrei sparsi per il mondo. Questo le pare degno di una qualche valutazione? Lei questi aspetti, da un palco sul quale sventola la bandiera palestinese di ordinanza, li ha ignorati: perché? Lei ha tratto le conclusioni senza considerare che ad un’azione corrisponde sempre una reazione. E che c’è una causa che determina un effetto, sempre. Il “dopo 7 ottobre” non lo ha voluto Israele e il suo governo. Ed esercitare il proprio diritto all’autodifesa è nel diritto naturale dei popoli: ma lo è due volte quando i “signori della morte” di Hamas per sfuggire alla cattura cercano e trovano, vigliaccamente, rifugio in ospedali, campi profughi, scuole, asili e moschee. Bel coraggio, bella dignità.
Voglia perdonare la prolissità di questa mia: scritta da un cristiano con salde radici religiose che non si ritrovano in una logica e in una dialettica a senso unico come la Sua.

Cordialmente,
Giuseppe Crimaldi

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