di Pietro Lignola

Io credo che, a seguito e per effetto dell’impegno di Trump, la guerra di Ucraina finirà ragionevolmente presto (in termini di mesi) nonostante le follie di Macron.
Non credo, invece, che la guerra tra Israele e terroristi islamici, della quale la guerra di Gaza è solo un episodio, possa finire anche in un secolo.
Risaliamo alle radici lontane, che sono due: i figli di Abramo e Maometto a Medina.
Dei due figli di Abramo, il primogenito Ismaele nato da Agar e quello mandato da Dio alla vecchia Sara, Isacco, uno ha dato origine agli arabi e all’ismailismo, corrente tuttora esistente dell’Islam sciita (ma dell’Islam in genere), l’altro agli israeliti, ossia agli ebrei.
La seconda radice fu il rifiuto delle tre tribù ebraiche residenti a Medina di ammettere Maometto tra i profeti, non essendo egli israelita. Maometto si risentì talmente che, appena ne ebbe la possibilità, liquidò quelle tribù, sterminando i maschi e facendo schiave le femmine.
Queste radici sono profonde nell’anima islamica e giustificano, al di là della questione territoriale, un antisionismo che non vuole soltanto una terra, ma l’eliminazione della razza odiata. Ci sono, certo, musulmani abbastanza pacifici, come la maggior parte di quelli che vivono liberamente in Israele come cittadini. Le organizzazioni terroristiche islamiche, tuttavia, sono una fetta abbastanza grande dell’Islam e hanno l’appoggio di quasi tutti gli adepti della stessa religione, come dimostrano le azioni criminali e le manifestazioni di quelli che stanno conquistando l’Europa per instaurarvi la shari’a.
La guerra di Gaza, con quelle minori ai confini settentrionali di Israele, non è altro che una manifestazione particolarmente violenta di quest’odio secolare. Io credo che gli israeliani vinceranno, come hanno fatto in tutte le guerre prima mosse contro di loro dalle nazioni islamiche. Potrebbe darsi, persino, che il sogno di Trump e Netanyahu, di sfollare la Striscia e farne una Costa di lusso, in qualche modo si realizzi. In questo caso l’attuale guerra non ci sarebbe più, Hamas finirebbe e ci sarebbe pace per un po’. Sappiamo però fin troppo bene che, liquidata un’organizzazione terroristica, ne nasce un’altra. Del resto già oggi Hamas non è sola, tanto da aver distribuito gli ostaggi, dividendoli con le fazioni alleate.
Gli ostaggi, appunto. Come si può essere dalla parte dei “palestinesi”, se Hamas continua a trattenere vivi e morti e non li enumera nemmeno, rivelando quali e quanti sono quelli ancora in vita? Basterebbe questo a giustificare le violenze israeliane a Gaza, che peraltro hanno provocato un numero di vittime civili abbastanza modesto. Arrotondando per eccesso a cinquantamila il totale, non può tuttavia dubitarsi che una consistente percentuale sia costituita da militari, se così vogliamo definire tutti quelli che lavorano per l’organizzazione terroristica. Molte guerre ignorate, fra cui alcune tuttora in corso in Africa e in Birmania, ne hanno prodotte molte di più, anche se non consideriamo le immense stragi commesse dagli americani in Germania e Giappone a conclusione della seconda guerra mondiale.
La guerra dovrà durare fino alla vittoria completa di Israele. Cosa ancor più probabile ora, quando persino una parte della popolazione di Gaza ha cominciato a ribellarsi contro un governo che, usandola come scudo umano, ne ha fatto scempio. Due stati, che ipocritamente tanti invocano, non ci saranno mai. Gli islamici potevano creare il proprio, quando nacque Israele. La volontà di un secondo stato non esiste, perché quelli che dovrebbero farlo in Palestina non lo vogliono e non lo hanno mai voluto: ne vogliono uno solo, il loro.
Non lo avranno e la Palestina non tornerà a essere un deserto.

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